Diario

La storia

La scelta sbagliata dell’università, il lavoro come babysitter, il primo amore mai dimenticato: Ludovica è una ragazza di 24 anni alle prese con un momento della sua vita in cui niente sembra soddisfarla davvero.

Fra lezioni di danza, allenatori di calcio, mamme in crisi e poesie da imparare a memoria, le sue giornate scorrono seguendo il ritmo dei bambini che sta aiutando a crescere. E che spesso, come annota fra le pagine del diario acquistato in un pomeriggio di fine agosto, sono molto più maturi dei coetanei che frequenta.

Amori, dubbi, feste, progetti e avventure si intrecciano con la vita di Olivia, la sua migliore amica, e con quella di quella di Kim, la madre vietnamita dalle ciglia lunghe che l’ha cresciuta da sola.

Quando verità taciute a lungo vengono dette ad alta voce, per Ludovica arriva il momento di fare delle scelte importanti. E di decidere che tipo di adulta vuole essere.

“Essere una babysitter vuol dire soprattutto finire con l’amare senza riserve qualcuno che si sa già di dover salutare, prima o poi.
Ma forse, questa premessa vale per tutti i grandi amori”

Kim Minh Hùng ricordava bene la prima volta che s’era innamorata, perché era stata
l’unica.
Aveva sei anni.
Si dice spesso che il primo amore sia diverso da tutti quelli successivi: non si ha
paura, non si possono fare confronti. Ci si lancia nel vuoto senza temere l’impatto
della caduta.
Kim considerazioni del genere non le capiva, perché nella sua vita c’era – e così
sarebbe stato sempre – spazio per un amore soltanto.
Che, riflettendoci, può essere abbastanza.

«Quel nodo vuol dire che

la vita è meravigliosa, non può essere rovinata dai dispiaceri.

E non importa se siano piccoli

o grandi,

sono comunque marginali:

tu devi guardare

la bellezza d’insieme».

Ci addomestichiamo senza avvicinarci troppo,

in modo che il sesso non sia solo sesso

e che l’amore non sia vero amore,

così da non soffrire quando finirà.

Perché finisce, sempre.

Vorrei lasciare tutti e partire a piedi in direzione Parigi,

magari se corro nell’arco di una notte ci potrei arrivare,

potrei fare l’autostop, prendere un aereo, qualsiasi cosa

pur di fare colazione con l’uomo della mia vita

e raccontargli in quante situazioni assurde mi sono cacciata

da quando lui non è più con me.

Altre volte vuole essere presa in braccio e mi si raggomitola addosso,

con la testolina che si incastra perfettamente nell’incavo del mio collo.

Sono le volte che preferisco, perché non c’è niente che mi lega ad un bambino

come sentire che si fida di me al punto da abbassare tutte le difese

e addormentarsi fra le mie braccia.

«E lei non può farci niente, Silente?»

«Anche se potessi, non lo farei. Le cicatrici possono tornare utili. Anch’io ne ho una, sopra il ginocchio sinistro, che è una piantina perfetta della metropolitana di Londra».

Io, che ancora non capisco a cosa possano servire le mie cicatrici, esco dalla libreria con una gran voglia di piangere.

Essere una babysitter vuol dire soprattutto finire con l’amare senza riserve

qualcuno che si sa già di dover salutare, prima o poi.

Ma forse, questa premessa vale per tutti i grandi amori.

«Ludo?»

«Sì?»

«Ci sono io che ti voglio bene».

Lo sbircio dallo specchietto, il mio ometto con le guance ancora arrossate dalla corsa e i capelli sudati appiccicati alla fronte.

Vorrei accostare, spegnere l’auto e abbracciarlo forte.

Non potrei mai sopravvivere senza la mia agenda.

È grande, blu, con un sottile elastico nero a tenerla ben chiusa.

Sono convinta che ogni tipo di carta abbia la sua particolare vocazione,

e questa agenda blu è nata per essere riempita con tabelle fitte di orari

cerchiati con differenti colori pastello.

I bambini riempiono ogni secondo con chiacchiere, nasi da soffiare,

bisticci, briciole ed energia pura.

Così, quando si allontanano, dopo un po’

la solitudine diventa insostenibile.

È proprio in questi momenti vuoti, di pausa forzata,

che sento maggiormente la mancanza di ciò che non ho.

E mi bacia.

Così, all’improvviso, accarezzandomi il collo con una mano.

«Secondo me sei molto carina, palestra o no…»

Non ho tempo di rispondergli, perché mi bacia di nuovo

e improvvisamente ho voglia di liberarmi di tutti i vestiti che ho addosso.

Uno dei motivi principali che rendono difficile trovare la persona giusta

è il fatto che, semplicemente, ne conosciamo troppe.

Contatti

paolavivian1994@gmail.com

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