Racconti

Diciassette e Cinquantaquattro

Racconto finalista alla competizione letteraria Campiello Giovani 2013. Questa la motivazione della giuria: “Un uomo mangia sedici palline di cioccolato ricoperte di cocco sulla sua Audi A6, spiando le donne che ha già stuprato. Donne che alla fine hanno smesso di piangere ed hanno ricominciato a vivere, donne da cui è ossessionato.

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Non dirlo ad alta voce

“Tutte le cose sono destinate a finire. È una banalità di cui spesso ci si scorda, accecati dalla felicità del momento. Momento che può durare mesi, anni. Ma finisce. Io me lo scordavo volentieri durante quelle notti, quando lui mi svegliava facendosi strada con la lingua fra le mie gambe addormentate e riempiendomi di brividi caldi.

In fondo già sapevo che presto o tardi sarebbe finita, io me ne sarei andata, avrei ricominciato da capo. In ogni incontro è nascosto un addio, più o meno doloroso. La felicità è far finta di non saperlo, o addirittura dimenticarsene per un po’.”
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Occhi da cerbiatto

Racconto vincitore del concorso “Racconti d’estate 2017” – organizzato dal Giornale di Vicenza -, categoria adulti, per meriti di giuria.

“Capita, a volte, di dipingere la realtà esattamente come la si vorrebbe. Si mettono insieme dettagli e pezzettini di colore, si amalgama bene, si apporta qualche ritocco qua e là, si cambia pennello. Fino a che non compare esattamente il disegno desiderato. A quel punto ci si può tuffare nel quadro e sguazzarci dentro indisturbati, per una manciata di secondi o per tutta la vita.”

Ma i sogni si possono toccare?

Ma i sogni si possono toccare?

Com’era bella la zia finché dormiva:

Si acciambellava fra le lenzuola come una gattina.

“Svegliati, stanotte ho visto un canarino!

Come quello che ha il nonno in giardino.”

“Lasciami dormire, mio piccolo tesorino.”

Ma Agata le strofina piano il collo con il nasino.

La zia profumava sempre di caffè

Ed era buona come i biscotti che si mangiano all’ora del the.

Tutto il bene del mondo

Tutto il bene del mondo

“Una mattina, in viaggio verso Maratane, mi resi conto che se fossi nata in Africa sarei morta. Fu una rivelazione folgorante. Mi venne in mente, non so perché, un tizio con cui si vedeva mia madre. Aveva una massa di ricci marroni e una Vespa; due volte a settimana, di mattino presto, mi avvolgeva in un’enorme sciarpa di lana a righe, mi caricava sulla Vespa col mio zaino della Barbie e mi portava in ospedale a fare il tampone.

Poi mi accompagnava a scuola, con tanta naturalezza che ad un certo punto arrivai a credere che fosse il mio papà. Non lo era, ma credo che mi abbia voluto bene davvero, a modo suo. Il fatto è che, senza quei tamponi e i continui antibiotici, le mie banali tonsilliti non mi avrebbero permesso di crescere. Invece sono nata in Italia, senza fare assolutamente nulla per meritarmelo. Non ho superato nessuna prova difficile, non ho caratteristiche particolari, eppure a me è stato concesso il diritto di vivere. Mi sono state spalancate le porte a cure mediche e mille attenzioni. Io sì. Loro no. È così, e basta. Non c’è possibilità di chiedere o di protestare. Di spartire. Sento, bloccato in gola, il peso enorme di questo privilegio. Proprio non riesce a scendere: non trovo nessuna valida giustificazione.”

Zoe

Zoe

“Le erano sempre piaciuti i rumori.

Non quelli troppo forti: quelli discreti, seguiti da qualcosa di familiare. Una carezza, un biscotto, un profumo. Ma prima di tutto, arrivava il rumore.

Aveva poco più di tre mesi quando imparò a distinguere il rumore dei suoi passi. Scendeva le scale con quel ritmo particolare che le faceva alzare appena le orecchie, e sapeva che a breve sarebbe comparsa la nuvola di capelli rossi, accompagnata da un profumo leggero.”

Pensieri a quattro zampe.
non si piaceva quasi mai

Undici anni

“Molti anni dopo, sarebbe stato in grado di elencare a memoria i profumi della sua donna. Ad alcuni era particolarmente affezionata; anzi, a dire la verità usava quasi sempre il solito, con la boccetta rossa e il tappo nero. Un brivido di piacere gli attraversava sempre la schiena, se la sorprendeva a spruzzarsi il profumo sui polsi e sul collo. Adorava il modo in cui lei socchiudeva gli occhi e inclinava leggermente la testa all’indietro, annusando l’aria intorno a sé.”

Adorava il modo in cui lei socchiudeva gli occhi e inclinava leggermente la testa all’indietro, annusando l’aria intorno a sé. Era solo un istante, brevissimo. Subito dopo era di nuovo indaffarata, cercava le chiavi e le sigarette (“Ma dove cazzo le ho lasciate? Tu le hai viste?”), infilava tutto nella borsa marrone con la cerniera blu, indossava il giubbotto e controllava la propria immagine allo specchio. Di solito buttava in avanti la massa di ricci rossi, li sistemava con le mani e si osservava con aria critica, piegando leggermente la testa verso destra. Non si piaceva quasi mai.”
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Carne

“Molti anni dopo, sarebbe stato in grado di elencare a memoria i profumi della sua donna. Ad alcuni era particolarmente affezionata; anzi, a dire la verità usava quasi sempre il solito, con la boccetta rossa e il tappo nero. Un brivido di piacere gli attraversava sempre la schiena, se la sorprendeva a spruzzarsi il profumo sui polsi e sul collo. Adorava il modo in cui lei socchiudeva gli occhi e inclinava leggermente la testa all’indietro, annusando l’aria intorno a sé.”

Adorava il modo in cui lei socchiudeva gli occhi e inclinava leggermente la testa all’indietro, annusando l’aria intorno a sé. Era solo un istante, brevissimo. Subito dopo era di nuovo indaffarata, cercava le chiavi e le sigarette (“Ma dove cazzo le ho lasciate? Tu le hai viste?”), infilava tutto nella borsa marrone con la cerniera blu, indossava il giubbotto e controllava la propria immagine allo specchio. Di solito buttava in avanti la massa di ricci rossi, li sistemava con le mani e si osservava con aria critica, piegando leggermente la testa verso destra. Non si piaceva quasi mai.”
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